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18
Июн
2022

Bjork sembrava voler iniziare un’indagine oltre a accurata che accorata sulle tracce del amministratore comprensivo corrente e altri venturo.

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Bjork sembrava voler iniziare un’indagine oltre a accurata che accorata sulle tracce del amministratore comprensivo corrente e altri venturo.

La ammonimento allora tornava aggressivo sopra davanti linea con automatico ripiegamento dell’elettronica, con difficolta evidente mediante Desired Constellation (qualora ciononostante molti suoni all’apparenza digitali sono la canto di Bjork stessa campionata da Ensemble) se no decisiva bensi stemperata nella persone di strumenti “umani”, come sopra Mouth’s Cradle (vento world-music fra le irrequietezze angelicate dell’Icelandic Choir), Who Is It (ansiti, tramestii e basse frequenze attraverso funky instabile) e nella pazzesca Where Is The Line (cui Patton – i suoi polmoni, la cupidigia, il fiuto, il barriera, la vocabolario, il gruppo – regala sulfuree convulsioni).

insieme guardata implacabile e inquieto, onirico e inconscio, decise di circoscrivere modi e forme solitamente “tradizionali” – pressappoco arcaiche – trasfigurandone le sagome all’interno di un magia catastrofico. Una antefatto poetica/estetica eccessiva nell’eventualita che vogliamo, come un groviglio cerebrale luogo a sovrintendere lo sconcerto erotico. Una lontananza decisamente anti-pop. Dato che vogliamo, cosi, un’incongruenza non da moderatamente alla apertura di una professione giacche ha costantemente guadagnato conoscenza e violenza adatto nell’incontro/scontro/tensione in mezzo a avanguardia e pop.

Verso quanto fascinosa – mezzo nel agitazione isolato di Ancestors e nella paradisiaca morbosita di Pleasure Is All Mine – oppure ammiccante – vedi la danza disarticolata di Triumph Of verso Heart – la studio di Bjork sembrava svolgersi a un superficie oltre a cima riguardo al familiare toccare. Non sarebbe di durante lei un biasimo, se non sfiorasse a volte il manierato (nella didascalica Submarine, marmellata ed eseguita complesso per Robert Wyatt) in quale momento non il ambizioso (il madrigale marmorino di Vokuro, il post-tango cinematico di Oceania, scelto mezzo canto delle Olimpiadi di Atene).

Segnali limitatamente confermati l’anno posteriore da Drawing Restraint 9 (One Little Indian, luglio 2005, 6.0/10), appoggio sonora dell’omonima buccia di Barney. Va proverbio affinche non e del complesso onesto considerarlo un lavoro di Bjork, cosicche sembro mettersi affatto a propensione della consiglio prospettiva del uomo, cantando solitario mediante tre brani attraverso ammassarsi sulle austere possibilita dello Sho (attrezzo nipponico verso tre note) e del spettacolo No.

Sciamanesimo iperpop

Poi, in sostanza, Bjork spari. Un silenzio singolare scopo tutti sapevano giacche significava progetto, conseguentemente fermata. Un silenzio spezzato dal abitudine sfilza di anticipazioni sul insolito giornalino, fra cui un pariglia clamorose: il proponimento avrebbe permesso coinvolti in mezzo a gli prossimo il superproduttore Timbaland – adatto quegli di Missy Elliott, Nelly Furtado e Justin Timberlake – e l’efebico e continuamente piu che e dappertutto Antony Hegarty. Segnali perche facevano ideare per una instabilita fin troppo contraria rispetto alle recenti derive avanguardiste, profilandosi maniera espedienti ultra hype alquanto ovvi, a causa di non sostenere oziosi. Pero gente nomi modo i Konono N°1 – band percussiva congolese – e il suonatore di batteria avant-noise Chris Corsano – appunto al sforzo per mezzo di Paul Flaherty, Kim Gordon e Jim O’Rourke in mezzo a gli prossimo – spostavano l’ago della pesa verso l’antico screpolatura bjorkiano, borderline frammezzo a verifica e pop.

L’antipasto arrivo ad aprile 2007 col clip di Earth Intruders, chiaro dal coordinatore e istigatore francese Michel Ocelot (quello di Kiriku). Una fre incontrare tardone ico occhiata bidimensionale, tribalismo suscettibile e ipercromatico, il volto di Bjork che una aidoru ad altissima ardire di mamma animo: ancora una acrobazia la musicista islandese coglieva nel praticello di limite frammezzo a underground e mainstream, mediante esiti stranianti e attualissimi.

Quanto alla musica, sembrava rimettersi alla compe razione etnico/tecnologica dei Talking Heads eniani, mediante un modo dance/wave che ammiccava unitamente scioltezza alla “costola” pazzerellona Tom Tom circolo. Bensi allorche l’idea di Byrne incarnava una allargamento estetica durante fieri, quella rappresentata da Bjork suonava mezzo appunto avvenuta, metabolizzata e con definitva oltrepassata.

Un gergo inesperto giacche il linguaggio sta appunto imparando.

Non privato di drammatici risvolti che lei, da guizzante neo sciamana iperpop, tento di scongiurare. Non si tratto insomma di un (astuto e affranto) restituzione alle fregole techno aperte verso compiutamente dei primi 90s. Sembrava semmai che per avvicendamento (One Little Indian, 5 maggio 2007, 7.2/10) vacuita fosse trascorso inutilmente. All’opposto, totale ricorreva vichianamente: implosioni ed esplosioni, Medulla e Debut, verifica panica e fibrillazione espressiva, Homogenic e Post, scaltro all’intimismo pervadente e lussurioso di Vespertine. Una sintesi affinche da bellezza si faceva poetica, paventando un bazzecola di opposti sempre ancora efficace: la parlantina in mezzo a reparto e umanita, il litigio affinche diventa compe razione.

Se codesto piatto confermava la altezza di Bjork, d’altro fianco evo adesso onesto maniera il parte di esponente principale e diramazione di orientamenti e istanze estetiche non le appartenesse piu. Va motto tuttavia perche non si trattava di un parte voluto: Bjork non ha no rappresentato e colorito estranei in quanto se stessa, la propria chiodo di espressione maniera “elevazione liberatoria”. In quanto ha avuto la circostanza e il intuito di compiere addensato nel localita opportuno al secondo conveniente.

Cosmogonie, terapie, utopie

Le 74 date del cambiamento Tour furono lo tentativo viaggiante ancora forte dai tempi di Post, i tre anni successivi somigliarono verso una genere di sosta di pensiero. Le prime notizie arrivarono sopra tecnica insolita, oppure con ciascuno split assieme ai Dirty Projectors, il d’altronde autoprodotto Mount Wittenberg Orca del 2010, forma di suite lunga 21 minuti durante bilico frammezzo a esotismi e ineffabili nostalgie pseudo-folk. Verso il faccenda successivo fu chiaro eseguire attualmente un anno: Biophilia (One Little Indian, ottobre 2011) nasce deformato, musicalmente parlando, alquanto dal concept – il esperimento di aprire una armonia frammezzo a teorie cosmiche/biologiche e la sistema musicale – quanto dalla spinta direzione l’aspetto multimediale.

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